L’Organizzazione Internazionale Sathya Sai (SSSIO) ha lanciato una rivista mensile intitolata "Sathya Sai - L'Eterno Compagno" in occasione del Maha Shivaratri di marzo del 2022, con il nobile obiettivo di condividere con tutto il mondo l'amore, gli insegnamenti e la gloria di Bhagawan Sri Sathya Sai Baba. Ogni numero della rivista presenta selezionati discorsi e scritti divini di Sri Sathya Sai e articoli ispiranti di devoti di tutto il mondo che condividono le loro esperienze personali con Swami e il loro cammino di trasformazione spirituale. Include sezioni con contributi di donne, giovani adulti e bambini dell'Educazione Spirituale Sai (SSE) e delle attività di servizio umanitario intraprese in tutto il mondo dalla SSSIO. Ci auguriamo che gli aspiranti spirituali di tutte le età, provenienti da ogni angolo del mondo, trovino la rivista accurata, stimolante e utile per il cammino spirituale ispirato dalla pratica dei Suoi insegnamenti.


Di seguito trovate l'editoriale dell'ultima edizione dell'Eterno Compagno (Settembre 2026).

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Tutte le edizioni dell'Eterno Compagno dal 2022 ad oggi si possono scaricare cliccando sui link qui a destra nei "Contenuti Relativi".



Eterno Compagno Settembre 2026

ETERNO COMPAGNO - Edizione settembre 2026

Editoriale: Il vero Guru - Parte 2 di 2

Nel numero precedente, nella Parte 1 dell’Editoriale, abbiamo riflettuto sui molti modi in cui Dio guida amorevolmente il ricercatore spirituale attraverso i genitori, i santi, le Scritture, la Natura e le molte esperienze della vita. Ognuno di questi rivela un aspetto del Principio del Guru e prepara il cuore a una rivelazione superiore. Tuttavia, tutti questi Guru esterni alla fine ci conducono al Guru Supremo, l’Avatar, che viene non solo per insegnare verità spirituali, ma per risvegliarci all’eterna Realtà interiore. In questa parte conclusiva, esploreremo il ruolo unico dell’Avatar come Incarnazione del Principio del Guru, i Suoi straordinari metodi di impartire la saggezza e il Suo messaggio senza tempo che il guru supremo non è altro che il Guru interiore, Sat-Chit-Ananda.

L'Avatar come Guru

Dopo aver appreso dai nostri genitori, dai santi, dalle Scritture e dalla grande università della vita, siamo fortunati e benedetti di arrivare all'Avatar. Questo segna il culmine del viaggio e la fine della ricerca spirituale. L'esperienza finale è trovarsi faccia a faccia con l'Avatar.

Dio, che è al di là del nome, della forma, degli attributi, del tempo e dello spazio, per infinita compassione e amore, prende una bella forma umana con un nome sacro e dolce per guidarci lungo la strada giusta. Egli non solo ci guida nel cammino spirituale, ma ci protegge anche nella nostra vita terrena.

L’Avatar è l’espressione completa di Dio come Guru, poiché l’Avatar è Sat-Chit-Ananda incarnato, funzionando simultaneamente come Madre, Padre, Amico, Guida e Guru universali per tutta l’umanità. Abbiamo il nostro Swami, l’Avatar del Kali Yuga, che è Gurunam Guru, il Maestro dei maestri; Jagadguru, il Maestro universale e Parama Guru, il Maestro divino. Egli ci indica la via e dimostra che Egli è la manifestazione di Brahma, Vishnu e Maheshvara. Ecco perché nel sacro giorno del Guru Purnima cantiamo:

guru brahma guru vishnu

    guru devo maheshvara

guru sakshat parabrahma

    tasmai sri gurave namah


Il Guru è Brahma, il Guru è Vishnu,

il Guru è Maheshvara.

Il Guru è veramente il Brahman Supremo:

a quel Guru offro i miei riverenti saluti.

Swami spiega che questo shloka non suggerisce l’elevazione del proprio guru a essere Brahma, Vishnu e Maheshvara. Ciò implica, invece, che il Divino da solo può essere il proprio vero guru. Swami dichiarò questa verità su Se Stesso alla Prima Conferenza Mondiale del 17 maggio 1968:

“Questa è una forma umana in cui ogni Entità Divina, ogni Principio Divino – vale a dire, tutti i nomi e le forme ascritte dall’uomo a Dio – sono manifesti. Non permettere che il dubbio ti distragga.”

L’Avatar è la completa espressione di Dio come Guru.

Swami è il supremo Parabrahman. Questo è il motivo per cui diciamo: “Swami è Tutto in Uno, Uno in Tutti, Tutto in Tutto e oltre Tutto.”

  • “Tutto in Uno” significa che tutti i nomi, tutte le forme, l’intero universo, tutte le galassie – tutto – sono incarnate in Lui.
  • “Uno in Tutti” significa che Egli è l’abitante interiore in ogni essere.
  • “Tutto in Tutto” significa che tutto è permeato da Lui. Ogni atomo, ogni cellula, ogni momento è pieno della Sua presenza divina.
  • Infine, “Oltre Tutto” significa, come dichiarano le Upanishad, che Egli trascende tutto, anche l’universo manifesto.

È il supremo Parabrahman che è disceso per insegnare all’umanità il cammino per tornare alla divinità. Quando il Signore scende come Avatar, prendendo forma umana, viene con molte missioni. In questo Avatar, Egli ha dichiarato di essere venuto a far rivivere i Veda, proteggere i Suoi devoti, dare approfondimenti sulle Scritture e ripristinare il dharma.

Il Guru Che Porta I Nostri Fardelli

Guru Purnima ha un significato unico e sacro nella storia del Sai Avatar. Durante i giorni precedenti il Guru Purnima del 1963, Bhagavan subì un ictus e il lato sinistro del Suo corpo rimase paralizzato, causando profonda angoscia tra i Suoi devoti. Il giorno stesso del Guru Purnima , prima che i devoti si riunissero, Bhagavan si guarì miracolosamente dalla malattia spruzzandosi acqua sulle membra e si alzò immediatamente per pronunciare un intenso Discorso.

Egli disse di aver volontariamente assunto su di Sé la sofferenza destinata a un Suo devoto. In quella stessa sacra occasione, Bhagavan rivelò anche il mistero della Trinità del Sai Avatar: Shirdi Sai, Sathya Sai e la futura incarnazione di Prema Sai.

Qui vediamo il vero guru: non solo come un maestro, ma come Dio Stesso, che, per compassione sconfinata, cammina accanto ai Suoi devoti, porta i loro fardelli e redime la loro sofferenza. Un tale guru non è solo un istruttore nella filosofia spirituale: Egli è anche un amico, un compagno, una guida e il Signore dell’Amore.

Approfondimenti Unici Nelle Scritture

L'Avatar viene anche a darci una visione più profonda delle Scritture. Ad esempio, c'è un episodio che si verificò durante la Sua precedente incarnazione come Shirdi Sai Baba.

Nel Capitolo 4, della Bhagavad Gita (BG 4.34), Jnana Yoga, c'è un bellissimo verso:

tad viddhi pranipatena

   pariprashnena sevaya

upadeksyhanti tejnanam

   jnaninah tathwadarshinah

Impara la Verità avvicinandoti a un

maestro spirituale. Informati da lui con

rispetto e rendigli servizio.

Tale illuminato può impartirti la conoscenza

perché ha visto la Verità.


Uno dei devoti di Baba, Nanasaheb Chandorkar, uno studioso di sanscrito, stava recitando questo verso alla presenza di Baba. Dal momento che pensava che Baba non conoscesse il sanscrito, borbottava tranquillamente il verso per se stesso. Baba gli chiese di spiegare il verso che stava recitando.

Lo studioso spiegò il significato tradizionale. Impara la Verità avvicinandoti a un maestro spirituale. Informati da lui con rispetto e rendergli servizio. Allora, l’illuminato può impartirti la conoscenza perché ha realizzato la Verità. Anche i grandi commentatori come Adi Shankaracharya lo hanno spiegato in questo modo.

Baba, però, lo stimolò a spiegarne il significato parola per parola, e a comprenderne il profondo messaggio. Lo studioso, allora, farfugliò e sbagliò. A quel punto, Baba spiegò il significato più profondo del verso.

Disse che il Guru non “dà” conoscenza, perché la vera conoscenza esiste già dentro di noi. (Quindi non è upadekshyanti te jnanam, ma upadekshyanti te ajnanam). Noi siamo le incarnazioni della conoscenza.Siamo le incarnazioni della saggezza. Non c'è bisogno di nulla di nuovo da aggiungere. Ciò che oscura questa innata saggezza è l’ignoranza. Pertanto, il ruolo del Guru non è impartirci nuova conoscenza, ma rimuovere l’ignoranza che vela la nostra vera natura. Una volta che l’ignoranza viene rimossa, la saggezza, che è già dentro, risplende in modo naturale.

Swami spesso illustra ciò con un semplice esempio. Immaginate di avere un panno bianco sporco. Quando lo sporco viene lavato via, non avete creato il biancore. Il bianco era sempre lì. Avete semplicemente rimosso lo sporco che lo nascondeva. Allo stesso modo, il Guru rimuove l’ignoranza, e la nostra intrinseca saggezza risplende.

Swami fornisce anche molti profondi spunti di riflessione sugli insegnamenti scritturali. Consideriamo solo due esempi. Il primo riguarda l’approccio vedantico del Neti, Neti, “Non questo, non quello”. Tradizionalmente, quando si cerca di realizzare Brahman, si rifiuta l’identificazione con il corpo, la mente, l’intelletto e il mondo esterno, dicendo: “Non questo, non quello”, con un processo di negazione finché non si realizza finalmente Brahman.

Ma Swami dà una comprensione ancora più profonda di questo insegnamento. Dice che il processo non si conclude con la negazione. Inizialmente, si comincia dicendo: “Non questo, non quello”, ma, una volta che Brahman è realizzato, si riconosce che tutto, compreso ciò che prima era negato, non è altro che Brahman.

Quindi, la proclamazione del “Neti, Neti” diventa ora: “Non solo questo, non solo quello”.

Nulla può esistere al di fuori del Brahman. Pertanto, nulla può essere escluso dal Brahman. Brahman da solo è la Realtà ultima.

Un’altra preziosa riflessione che Swami fornisce è l’interpretazione della parola samadhi. Di solito, secondo gli Yoga Sutra di Patanjali, il samadhi è visto come il più alto stato di meditazione, dove si viene assorbiti nella pura coscienza, ignari del mondo esterno. Questa è la comprensione comune.

Swami, però, dà una spiegazione molto più ampia, dicendo che si può vivere sempre in samadhi. Egli chiarisce il significato della parola stessa: samadhi = sama + dhi. Sama significa uguale, e dhi significa buddhi (intelletto). Quando si mantiene la perfetta equanimità in ogni circostanza, nel piacere o nel dolore, nell’onore o nel disonore, nel profitto o nella perdita, nel caldo o nel freddo, si vive in samadhi. Perciò, il samadhi non è solo un’esperienza meditativa occasionale, ma un continuo stato di consapevolezza ed equanimità in ogni circostanza.

Metodi di insegnamento dell'Avatar

Un altro aspetto affascinante sono i metodi di insegnamento dell’Avatar. Ancora una volta, facciamo un esempio dalla vita di Shirdi Sai Baba. C'è una meravigliosa Upanishad conosciuta come Isha Upanishad (chiamata anche Ishavasya Upanishad). È concisa, contenendo solo 18 versi; eppure è una delle Scritture più profonde del Vedanta. Swami spesso ne parlava e scriveva anche un commento su di essa, così come molti grandi maestri.

Durante il periodo di Shirdi Sai Baba, c'era un fervente devoto di nome Das Ganu che compose molti inni in lode di Sai Baba. Una volta, sentì il bisogno di scrivere un commento sull'Isha Upanishad. Fece del suo meglio, ma non riuscì a capirne il significato più profondo. Andò da molti studiosi e santi, ma nessuno riuscì a soddisfarlo completamente. Infine, qualcuno suggerì: “Perché non chiedi a Sai Baba? È un’anima realizzata.” Das Ganu andò da Baba e chiese la Sua guida.

Invece di fornire indicazioni specifiche o interpretazioni dell’Upanishad, Baba gli disse semplicemente: "Sulla via del ritorno, fermati a casa di Kakasaheb Dixit (un devoto). La domestica che lavora lì ti sarà d’insegnamento."

Tutti pensarono che Baba stesse scherzando. Come potrebbe una domestica non istruita spiegare la profonda saggezza dell'Upanishad? Ma Das Ganu aveva assoluta fiducia in Baba. Pensò che, se Baba aveva detto ciò, doveva esserci una ragione. Sulla via del ritorno, si fermò a casa di Kakasaheb Dixit. Lì vide una giovane domestica vestita con abiti logori, ma perfettamente felice.

Mosso a compassione, Das Ganu chiese al suo amico di comprarle un nuovo sari. Il giorno dopo, ella indossò il bellissimo sari nuovo e ballò con grande gioia. Il giorno seguente, tuttavia, piegò con cura il nuovo sari, lo mise via per un uso successivo, e indossò ancora una volta i suoi vecchi laceri vestiti. Eppure era altrettanto gioiosa e spensierata come prima, indipendentemente dal fatto che indossasse il nuovo sari o i vecchi vestiti.

Il mantra d’apertura dell'Isha Upanishad è una delle affermazioni più specifiche della spiritualità vedantica. Il testo è tradizionalmente reso come:

ishavasyam idam sarvam yat

    kincha jagatyam jagat

tena tyaktena bhunjitha ma

    gridhah kasyasvid dhanam

Swami spesso stringeva un fazzoletto nella mano e poi lo lasciava andare, dicendo: “Trattenere è difficile, lasciare andare è facile.” Allo stesso modo, l’attaccamento ai beni materiali porta dolore, sofferenza e schiavitù. Lasciare andare porta libertà e gioia.

Il semplice significato è: “Qualunque cosa esista in questo mutevole universo è pervasa dal Divino. Pertanto, vivete e godete con spirito di rinuncia. Non bramate ciò che appartiene a un altro."

Attraverso questo semplice evento, Das Ganu comprese l'essenza dell'Isha Upanishad e ne ricevette molte lezioni.

La prima lezione è di essere contenti di ciò che Dio ci ha donato. Se bramate costantemente di più, non troverete mai la felicità. La seconda lezione è di riconoscere la stessa Divinità in chi dona, nel dono e in chi riceve. Chi dona, l'atto di donare e chi riceve sono tutte manifestazioni della stessa Realtà divina. Questo era lo straordinario modo di insegnare di Baba. Questo è ciò che Swami sottolinea quando dice che nel servizio, chi serve, chi viene servito e l'atto di servire sono tutti una cosa sola, la stessa Divinità.

Allo stesso modo, Swami usa spesso gli oggetti più semplici per comunicare le più alte verità spirituali. Uno di questi oggetti era il Suo fazzoletto. Con un comune fazzoletto, Egli trasmette una profonda saggezza spirituale.

  1. Spesso Swami teneva stretto nella mano un fazzoletto e poi lo lasciava andare, dicendo: “Trattenere è difficile. Lasciare andare è facile.” Allo stesso modo, l’attaccamento ai beni materiali porta dolore, sofferenza e schiavitù. Lasciare andare porta libertà e gioia.
  2. Swami sottolinea anche che un fazzoletto è fatto di fili, e i fili stessi sono fatti di cotone. Il cotone, il filo e il tessuto possono sembrare diversi, ma sono essenzialmente della stessa sostanza. Allo stesso modo, Dio, la creazione e l’individuo appaiono diversi, ma in realtà sono uno. Dobbiamo imparare a percepire questa unità di fondo.
  3. Swami spiega che non si può facilmente strappare il fazzoletto perché è intessuto di innumerevoli fili. Tuttavia, se si separano i fili, ognuno può essere fatto a pezzi molto facilmente. Quando i fili sono uniti, hanno forza. Allo stesso modo, l’unità ci dà forza. Pertanto, dovremmo sempre preservare l’unità.
  4. In diverse occasioni, Swami tiene il fazzoletto davanti al viso e chiede: "Riuscite a vederMi?" Quando i devoti rispondono "No, Swami", Egli spiega: "Allo stesso modo, Maya si frappone tra noi e Dio. Sebbene Dio sia sempre davanti a noi, non riusciamo a percepirLo a causa dell'illusione e dell'inganno. Rimuoviamo il velo di Maya e vedremo Dio."
  5. Swami sottolinea anche che, dopo un uso ripetuto, un fazzoletto si sporca. Allora, che cosa facciamo? Lo laviamo, e diventa di nuovo pulito. Allo stesso modo, il nostro cuore è originariamente puro. Nel corso del tempo, tuttavia, viene coperto da impurità come il desiderio, l’ira, l'avidità, l'attaccamento, l'orgoglio e la gelosia. Attraverso le pratiche spirituali e, soprattutto, per grazia di Dio, queste impurità possono essere spazzate via, riportando il cuore alla sua purezza originaria.
  6. Facendo vedere il fazzoletto, Swami dice: “Questo è il Mio fazzoletto. Io non sono un fazzoletto. Allo stesso modo, quando dico che questo è il Mio corpo, non sono il corpo. Il corpo è separato da Me. Chi sono Io allora? Dobbiamo indagare e scoprire la risposta.”
  7. Il fazzoletto bianco assume il colore di qualsiasi tintura in cui lo si immerga. Allo stesso modo, "Yad bhavam, tad bhavati", diceva Swami: qualsiasi pensiero o sentimento in cui la mente sia immersa, ne assume il colore. Un altro messaggio che Swami sottolineava con questa analogia era: "Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei."
  8. Il 12 aprile 1993, Swami accartoccia il Suo fazzoletto nel palmo della mano e dice: “Quando tengo il fazzoletto in questo modo e vi chiedo: ‘Che cos'è questo?’ - voi direte: ‘È un pezzo di stoffa.’ … Quando lo apro e chiedo: ‘Che cos'è questo?’ - voi direte: ‘È un fazzoletto!’ Se di questo grande fazzoletto conoscete solo una piccola parte, ciò si può definire conoscenza completa? No, cercate di acquisire la saggezza totale. Solo Dio la possiede.” Poi, Swami dice: “Questa consapevolezza è la Costante Piena Consapevolezza, che è immutabile. È chith.”
  9. Nel 1979, durante i Corsi Estivi a Brindavan, Swami disse: "Nella nostra vita quotidiana, quando dobbiamo sederci da qualche parte, scegliamo un luogo pulito e copriamo il terreno con un fazzoletto o un giornale." Sebbene l'intera proprietà ci appartenga, noi ci sediamo solo in un'area pulita, stendendovi sopra il nostro fazzoletto. Allo stesso modo, Dio è ovunque, ma si manifesta in una mente e in un cuore puri.

Il Guru Interiore–Sat-Chit-Ananda

In definitiva, però, dobbiamo ricordare che, sia che si tratti di Rama, Krishna, Shirdi Sai o Sathya Sai, il corpo fisico ha un inizio e una fine. Ma il Principio di Sai è eterno. La Coscienza di Sai è onnipervasiva. Pertanto, ora che Swami ha lasciato il Suo corpo fisico, dobbiamo interiorizzare questa verità. Ecco perché Swami ha ripetutamente sottolineato che Sat-Chit-Ananda è il nostro vero Guru: Esssenza, Coscienza e Beatitudine.

Anche nel nome stesso Sai, la risposta è nascosta. S-A-I significa “See Always Inside (Vedi Sempre Dentro)”. Quando guardiamo dentro, che cosa scopriamo? BABA: Being Awareness Bliss Atma (Essenza Consapevolezza, Beatitudine, Atma), che non è altro che Sat-Chit-Ananda –Essenza, Coscienza e Beatitudine. Pertanto, dobbiamo dare maggiore importanza al viaggio interiore, perché è lì che scopriamo la verità.

Permettetemi di condividere un paio di esperienze personali che illustrano l'importanza che Swami pone su questo percorso interiore. Nel 1996, Swami mi benedisse con il privilegio di parlare in occasione dello Sri Krishna Janmashtami, la celebrazione della nascita del Signore Krishna. Prima di fare un discorso, era pratica comune cercare le benedizioni di Swami facendo padanamaskar, toccando cioè i Suoi divini Piedi di Loto. Di conseguenza, andai da Swami, feci padanamaskar e pregai: “Swami, per favore, parla attraverso di me.”

Swami rispose subito: “No.” Rimasi un po' perplesso e sorpreso. Poi Egli continuò: “Non interferirò con il tuo Swami interiore.” Anche se era fisicamente presente davanti a noi, stava dando maggiore importanza alla connessione con lo Swami interiore.

In effetti, in un'altra occasione, chiesi a Swami della sacra pratica del padanamaskar. Gli dissi che è una grande benedizione toccare i Suoi piedi e fare padanamaskar. Ma molte volte non abbiamo questa opportunità, nemmeno quando siamo a Prashanti Nilayam. Quindi, dissi: "In questi momenti, ricorriamo all'adorazione dei Tuoi piedi e al padanamaskar mentale. È altrettanto efficace quanto fare il padanamaskar fisicamente, Swami?" Egli rispose che la manasa puja, ovvero l'adorazione mentale dei Suoi piedi, non solo è altrettanto efficace, ma anche più potente. In effetti, questo è coerente con il Suo primo messaggio quando dichiarò la Sua Avatarità e cantò il famoso bhajan "Manasa Bhajare Guru Charanam" (O Mente! Adora i piedi del Guru).

Questa è una lezione per tutti noi. Dobbiamo interiorizzare l’amore di Swami e i Suoi insegnamenti. Dopo tutto, Swami ci dice ripetutamente: “Io sono con voi, in voi, sopra di voi, sotto voi, intorno a voi.” Il Suo insegnamento non dovrebbe rimanere un semplice detto o filosofia. Dobbiamo sperimentarlo direttamente.

Permettetemi di condividere un'altra esperienza. Con la grazia di Swami, ho avuto il privilegio di farGli visita molte volte in un anno per avere il Suo darshan, ricevere le Sue benedizioni e cercare la Sua guida riguardo alla mia pratica medica, alle questioni familiari e ad altre decisioni importanti.

Ma ci sono stati momenti in cui, a causa di impegni di lavoro o familiari, non potevo recarmi a Puttaparthi. Anche quando vi siamo andati, non c'era alcuna garanzia che Swami ci avrebbe parlato. Tutto avviene solo secondo la Sua divina volontà. In una di queste occasioni, Gli chiesi: “Swami, a volte ho bisogno della Tua guida immediatamente. Potrei essere a 10.000 miglia di distanza da Te o, anche se vengo qui, potrebbe non essere possibile parlare con Te. Che cosa devo fare?”

Swami dette una bella risposta che vale per tutti noi. Disse: “Vai in un angolo tranquillo. vai nella tua stanza della puja o in un luogo in cui esegui regolarmente le tue pratiche spirituali, perché tali luoghi sono pieni di vibrazioni sacre. Siediti lì in silenzio per circa 10 minuti. Metti a tacere la mente. Blocca le tendenze in uscita dei sensi. La voce di Dio può essere ascoltata nella profondità del silenzio.” Poi aggiunse: “Allora, la guida che arriva a te viene da Me.”

Perciò, dobbiamo interiorizzare questo Signore onnipervadente, questo Sai eterno, che è sempre pronto a guidarci.

Offrire Gratitudine al Nostro Sadguru

Dovremmo sentirci profondamente grati di essere stati benedetti con l’Avatar; non solo un Avatar, ma col Parabrahman, il Signore Supremo come nostro Guru e Guida.

Egli ci ha insegnato come progredire sulla via spirituale. Non solo si prende cura del nostro benessere spirituale, ma anche dei nostri bisogni e delle nostre sfide terrene. Ci protegge proprio come le palpebre proteggono l'occhio. Ognuno di noi ha avuto innumerevoli esperienze, dimostrando quanto amorevolmente si prenda cura di noi. Ma poi, sorge la domanda: come esprimiamo la nostra gratitudine a Swami?

Swami Stesso dà la risposta: “Seguite i Miei insegnamenti incondizionatamente, completamente e immediatamente.”

Questa è nostra primaria responsabilità e priorità assoluta. Dobbiamo approfondire i Suoi insegnamenti, comprenderli, assimilarli e, soprattutto, metterli in pratica. In secondo luogo, dobbiamo coltivare fede assoluta e incrollabile in Lui, fede nei Suoi insegnamenti e fede nell’Organizzazione che Egli Stesso ha istituito. Questa Organizzazione è unica nella storia di qualsiasi Avatar . Durante il Suo soggiorno fisico, Egli Stesso la fondò e la diede a noi come Suo dono divino, un’opportunità inestimabile per partecipare alla Sua missione. Egli ci garantisce: “Solo partecipando a questa Missione, la vostra vita sarà redenta.”

Pertanto, dovremmo apprezzare e sfruttare appieno questa opportunità. Come farlo? Semplicemente vivendo in amore, seguendo la Sua direttiva: “Inizia il giorno con Amore. Trascorri il giorno con Amore. Riempi il giorno d’Amore. Termina il giorno con Amore. Questa è la via che porta a Dio.”

Dobbiamo anche ricordare che essere veri discepoli richiede una completa resa. Bhagavan, riguardo a questo argomento, attira spesso l'attenzione sulla Bhagavad Gita (BG 2.7). Sebbene Arjuna fosse amico e cognato del Signore Krishna, Questi non iniziò a insegnargli la Bhagavad Gita fin quando Arjuna non si arrese completamente e dichiarò: “Io sono il Tuo discepolo. Per favore, istruiscimi. Io prendo rifugio in Te.”

Allo stesso modo, se vogliamo trarre il massimo beneficio dalla nostra relazione con Bhagavan Sri Sathya Sai Baba e raggiungere il fine ultimo, dobbiamo accettarLo come il supremo Parabrahman, stabilire la sacra relazione di Guru e discepolo, e abbandonarci completamente ai Suoi Divini Piedi di Loto.

Preghiamo Swami di avere la devozione, la dedizione e la determinazione per poter incondizionatamente seguire i Suoi insegnamenti, percorrere la strada che Egli ci ha mostrato e raggiungere la meta suprema in questa stessa vita.

Con la Sua grazia e le Sue benedizioni, possiamo realizzare la nostra vera natura, che siamo cioè l’incarnazione dell’Amore Divino, l’incarnazione dell’Atma Divino e l’incarnazione della Beatitudine Divina.

Jai Sai Ram.